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October 18 Voglio il libretto delle istruzioni!Devo averlo perso, o forse l'ho mai avuto!
Fatto sta che adesso non so più come farlo funzionare e ho paura che da sola io non riesca a trovare la soluzione!
E allora che faccio?
Inizio a cercare o metto tutto via?
October 15 Io, lui e l'altro..Ebbene si è successo, l'ho tradito!
Eppure avevo sempre detto "Finchè ci sarà lui mai nessun'altro nella mia vita"..
E invece, non ho potuto resistergli!
Fascinoso, problematico, dolce, come lui non era mai stato..
E ho ceduto!
L'ho portato a casa, nella nostra casa e gli ho chiesto di restare..
E adesso..
Chi lo dice a Matisse che ho preso un altro gatto??
Benvenuto Rhum!! October 11 L'amore ha due metà!Ieri su un forum mi sono imbattuta in questa appendice al libro di Luis Sepùlveda,
"Storie di una Gabbianella e del gatto che le insegnò a Volare"
Non tutti lo leggeranno fino in fondo, ancor di meno lo apprezzeranno,
ma per quei pochi che riusciranno a sentirlo,
ne sarà valsa la pena!
Buona lettura!!
Questa mattina il postino mi ha consegnato un pacchetto.
L’ho aperto.
Era la prima copia di un romanzo che ho scritto pensando ai miei figli più piccoli.
Sebastiàn che ha undici anni, e i gemelli Max e Leòn che ne hanno otto.
Scriverlo è stato un gesto d’amore verso di loro, verso una città, Amburgo, in cui siamo stati intensamente felici, e verso il personaggio principale, Zorba, un gatto nero grande e grosso che è stato per molti anni il nostro compagno di sogni, racconti e avventure. Ma proprio mentre il postino mi consegnava la prima copia del romanzo e io avevo la gioia di vedere le mie parole allineate nell’ordine m Nel pomeriggio sono andato a prenderlo e ho saputo il terribile verdetto: mi dispiace, il gatto ha un cancro polmonare ad uno stadio molto avanzato.
E’ arrivato nelle nostre vite proprio quando nasceva Sebastiàn, e con il tempo è diventato molto di più del nostro gatto: si è trasformato in un nuovo compagno, in un amato compagno a quattro zampe dalle fusa melodiose.
Amiamo quel gatto e in nome di quest’amore ho dovuto radunare i miei figli e parlargli della morte.
Parlare della morte a loro che sono la mia ragione di vita.
A loro, così piccoli, così puri, così ingenui, così fiduciosi, così nobili, così generosi.
Ho lottato con le parole cercando quelle più adeguate per spiegare loro due terribili verità.
La prima era che Zorba, per una legge che non abbiamo inventato noi, ma che dobbiamo accettare anche a spese del nostro orgoglio, sarebbe morto, come tutto e come tutti. La seconda era che dipendeva da noi evitargli una fine atroce e dolorosa, perché amare significa non soltanto fare la felicità dell’essere amato, ma anche evitare le sofferenze salvaguardare la sua dignità.
So che le lacrime dei miei figli mi accompagneranno per tutta la vita. Come mi sono sentito disgraziato, debole, davanti alla loro mancanza di difese.
Come mi sono sentito miserabile davanti all’impossibilità di condividere la loro giusta ira, il loro rifiuto, il loro canto alla vita, le loro imprecazioni contro un dio che per loro e solo per loro avrebbe trovato in me un credente, e anche davanti all’impossibilità di condividere le loro speranze, invocate con tutta la purezza degli uomini nel loro momento migliore.
La morale è un attributo o un’invenzione dell’umanità? Come potevo spiegare ai miei figli che avevo il dovere di salvaguardare la dignità e l’integrità di quell’esploratore di tetti, di quell’avventuriero dei giardini, terrore di ratti, scalatore di ippocastani, bullo di cortili al chiaro di luna, eterno abitante delle nostre conversazioni e dei nostri sogni?
Come potevo spiegare che ci sono malattie che hanno bisogno del calore e della compagnia dei sani, mentre altre sono solo un’agonia, dove l’unico segno di vita è veemente desiderio di morire? E come rispondere al drastico "Già, perché proprio lui?" Il nostro compagno di passeggiate nella selva nera.
"Che gatto folle !",
mormorava la gente quando lo vedeva correre accanto a noi oppure seduto sul portapacchi della bicicletta.
Perché proprio lui?
Il nostro gatto di mare che aveva navigato con noi su un veliero nelle acque del Kattegat.
Il nostro gatto che, appena aprivo la portiera dell’auto, era il primo a salire, felice all’idea di viaggiare.
Perché proprio lui?
A che mi serviva aver vissuto tanto, se non sapevo rispondere a questa domanda?
Abbiamo parlato circondando Zorba, che ci ascoltava con gli occhi chiusi, confidando in noi, come sempre. Ogni parola spezzata dal pianto è caduta sulla sua pelliccia nera.
Lo abbiamo accarezzato confermandogli che eravamo con lui, spiegandogli che proprio l’amore ci portava alla più dolorosa delle decisioni.
I miei figli, i miei piccoli compagni, i miei piccoli uomini, così teneri e duri, hanno mormorato sì, fa’ fare a Zorba quell’iniezione che lo farà dormire, che gli farà sognare un mondo senza neve con cani gentili, con tetti grandi e soleggiati, con alberi infiniti. Dalla chioma di uno di quegli alberi ci guarderà per ricordarci che lui non ci dimenticherà mai. Ora che scrivo queste righe é sera. Zorba riposa ai miei piedi respirando appena.
La sua pelliccia splende alla luce della lampada. Lo accarezzo impotente, pieno di tristezza.
E’ stato testimone di tante serate di scrittura, di tante pagine.
Ha diviso con me la solitudine e il vuoto che arrivano dopo aver messo la parola fine a un romanzo.
Gli ho recitato i miei dubbi e le poesie che un giorno voglio comporre. Zorba. Domani, per amore, avremo perso un gran compagno. P.S. Zorba riposa ai piedi di un ippocastano, in Baviera. i miei figli hanno fatto una lapide di legno su cui si legge: ZORBA - AMBURGO 1984 - VILSHEIM 1996 PELLEGRINO QUI GIACE IL PIÙ NOBILE DEI GATTI ASCOLTA LE SUE FUSA" October 07 ..e all'improvviso..
E all'improvviso apri la conversazione con tua sorella
e appare la tua foto con lei!
Pensi per un attimo..oddio, ma con chi sto parlando?
Chi ha messo quella foto?
Poi ti torna il raziocinio e capisci..
Tua sorella, la sua comunione..
Ah..quant'è strana la vita,
le persone tornano nei modi più strani!
"Ei Sara, lo sai che nn ci parlo più con la ragazza della foto?" |
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